Scorpus e Fuscus, campioni equestri nella Roma imperiale

articolo di Paola Corsaro su Cavallo2000 del 20 maggio 2020



Non solo oggi si disputano le gare sportive di attacchi, siano esse a carattere amatoriale o agonistico, né solo oggi il tifo degli appassionati infiamma gli spalti, raggiunge i giudici e rende grande un equipaggio. Tutto questo avveniva anche nella Roma imperiale, come testimoniato da resti archeologici e dai mosaici rinvenuti a Piazza Armerina e come recentemente raccontato in Tv da Alberto Angela. Il luogo prediletto da imperatori e popolo per assistere alle gare era il Circo Massimo di Roma, ubicato sotto la casa dell’imperatore medesimo, casa che gli permetteva una comoda vista sulle piste. La pista di sabbia, lunga 600 metri e larga 225 metri, rendeva il Circo Massimo lo stadio più grande di Roma, più capiente rispetto al Circo Flaminio e al Circo di Massenzio. Il Circo Massimo era dotato di 3 ordini di gradinate, larghe circa mt 140, per una capienza di 125.000 posti che arrivavano fino a 200.000, con un’arena di mq 45.000 e ogni pista di mt 80. Al centro, la cosiddetta “spina” o monumento centrale, costituito da un obelisco, da un luogo di culto, un manufatto, attorno al quale gli equipaggi giravano per sette volte. Popolo e imperatori erano pazzi per le corse con le bighe, le marathon dell’epoca, in formazione di pariglia, tiro a tre e a quattro, pur se in orizzontale. Va da sé che tali competizioni erano solo per drivers esperti e non amatoriali. Prima dell’inizio della gara, si svolgeva una solenne processione (pompa), un giro d’onore attorno alla spina, seguito poi da sacrifici in onore delle divinità. L’imperatore aveva il suo posto d’onore (pulvinar) o vedeva la gara direttamente e comodamente da casa sua. L’inizio della competizione vera e propria era annunciato da chi presiedeva i giochi (console, pretore o edile a seconda dei casi) che aveva il compito, allo squillare della tromba, di dare il segnale di partenza facendo cadere un drappo bianco dall’alto della tribuna dentro l’arena. La disposizione delle singole factiones (o squadre) veniva decisa a sorte; erano quattro, ciascuna contraddistinta da un colore: il bianco (factio albata), il rosso (factio russata), il verde (factio prasina) e il blu (factio veneta). Ciascuna fazione non era composta soltanto dal driver e dai suoi cavalli, ma anche da tutti coloro che facevano parte della squadra (allenatori, veterinari, sarti, sellai, groom….). Non era previsto il groom a bordo. Dopo la partenza, all’apertura delle porte (carceres), tutti gli equipaggi insieme dovevano effettuati 7 giri della pista ma fino alla prima curva era vietato superarsi; le carrozze erano molto leggere, di legno, con peso massimo di kg 35; le redini passavano intorno alla vita, oggi pratica vietata per motivi di sicurezza; i drivers vennero poi dotati di un piccolo coltello, da usare in caso di pericolo per tagliare le redini e liberarsi. L’abbigliamento del driver romano è ben noto grazie alle numerose rappresentazioni rimaste (mosaici, affreschi, statue): indossava un casco e una tunica corta con maniche lunghe e del colore della fazione di appartenenza. Aveva poi una fasciatura legata in modo complesso per proteggere le costole mentre le ginocchia e gli stinchi erano coperti da corregge di cuoio. Anche il cavallo veniva “vestito” per l’occasione: gli veniva posto un ramo sulla testa; la coda veniva stretta in un nodo; la criniera veniva adornata di perle mentre sul pettorale portava borchie e amuleti; sul collo un collare flessibile ed una reticella del medesimo colore della fazione per la quale correva. Il driver bravo doveva guidare i suoi cavalli, sporgendosi in avanti per mandarli ed eccitarli e poi tirarsi indietro per evitare di scontrarsi con gli altri drivers che tentava di superare. Si poteva frustare il cavallo dell’avversario e si correva fino a km 70 all’ora; i drivers erano come acrobati quando stringevano le curve per guadagnare tempo; i cavalli erano piu’ piccoli di quelli moderni di almeno 15 cm, non erano ferrati e venivano dalla Sicilia, dalla Cappadocia, dalla Spagna. Moltissime le scommesse e gli affari, di cuore o di denaro, che l’occasione delle gare forniva agli spettatori. Gli spettatori ammiravano i cavalli e li applaudivano, specie quello di sinistra (funalis), perché permetteva di fare la curva molto stretta e determinava la vittoria. Nonostante i driver fossero degli schiavi, il premio solitamente consisteva in una corona di alloro e del denaro. Come accadeva per i gladiatori, anche i driver molto bravi potevano comprarsi la libertà, se ancora in vita. Nonostante un duro e costante allenamento come quello dei gladiatori, la maggior parte di loro moriva giovanissima, come nel caso di Fuscus che aveva appena 24 anni o di Scorpus, il più famoso driver di Roma, morto a soli 27 anni durante una gara. I compensi del driver erano altissimi, come per i giocatori di calcio di oggi; la loro fama era pari a quella del loro cavallo ed un esempio ci viene fornito da un’iscrizione su mosaico pavimentale rinvenuta nelle Terme di Numidia, oggi però andata distrutta, dove Pompeiano, proprietario dell’impianto, fece scrivere il suo amore per un destriero: “Vincas, non vincas, te amamus, Polydoxe!” (Che tu vinca, che tu non vinca, noi ti amiamo, Polidosso!). Fuori del Circo Massimo, si incontrava il centro commerciale che vendeva oggettistica legata alle gare e ai driver, come la lucerna con l’immagine di Fuscus, famoso driver o del cavallo Numitor: qui i tifosi delle fazioni avversarie usavano alzare la voce e venire alle mani mentre vantavano i meriti dei loro equipaggi e bevevano nei termopholia, i bar dell’epoca. L’ultima gara di attacchi fu disputata nel 549 d.c. Ma fu veramente l’ultima? FVSCUS CVRSOR PRASINI VIX(it) ANN(os) XXIV VICIT ROM(ae) LIII AD DEAM DIAM II BOVILLIS I VNA PALMA REV(ocatus) BIS EANDEM VICIT HIC OMNIVM CVRSOR(orum) PRIMVS QVA DIE MISSVS EST VICIT STAT(im) C(aio) CESTIO M(arco) SERVILIO CO(n)S(ulibus) MACHAO CONSER(vus) MEMORIAE CAVSA (CIL VI 33950) Fuscus auriga della fazione verde visse 24 anni vinse a Roma 53 volte, 2 volte per la dea Dia 1 volta a Bovillae. Richiamato due volte per una palma vinse la stessa. Primo tra tutti gli aurighi vinse immediatamente nel giorno in cui era stato inviato. Durante il consolato di Gaio Cestio e Marco Servilio Il suo compagno di servitù Machao per la sua memoria

Scorpus and Fuscus, equestrian champions in imperial Rome

by Paola Corsaro in Cavallo2000 may 20th 2020

Not just today we have driving competitions, whether amateur or competitive, nor just today the cheering of the fans inflames the stands, reaches the judges and makes a great crew.

All this also took place in imperial Rome, as evidenced by archaeological remains and mosaics found in Piazza Armerina and as recently told on TV by Alberto Angela.

The favorite place of emperors and people to watch the races was the Circus Maximus of Rome, located under the house of the emperor himself, home that allowed him a comfortable view of the slopes.

The sand track, 600 meters long and 225 meters wide, made the Circus Maximus the largest place in Rome, more capacious than the Flaminio Circus and the Circus of Massenzio.

The Circus Maximus was equipped with 3 orders of bleachers, about 140 meters wide, for a capacity of 125,000 seats that reached up to 200,000, with an arena of 45,000 square meters and each track of 80 meters. In the center, the so-called "spina" or central monument, consisting of an obelisk, a place of worship, an artifact, around which the crews turned seven times.

People and emperors were crazy about the carriages called "Biga", the marathons of that time, in pair, three and four in hands, even horizontally.

Of course such competitions were only for experienced and non-amateur drivers.

Before the start of the race, a solemn procession (pump) took place, a lap of honor around the draught, followed by sacrifices in honor of the Gods. The emperor had his place of honor (pulvinar) or he saw the race directly and comfortably from his home.

The start of the competition was announced by those who presided over the games (console, prector or edile as appropriate) who had the task, at the sound of the trumpet, to give the starting signal by dropping a white drape from the top of the grandstand inside the arena.

The arrangement of the individual factiones (or teams) was decided by lot; there were four, each marked by a color: white (factio albata), red (snoring factio), green (factio prasina) and blue (factio Veneto). Each faction was composed not only by the driver and his horses, but also by all those who were part of the team (trainers, veterinarians, tailors, saddlers, grooms....). There was no groom on board.

After the start, at the opening of the doors (carceres), all the crews together had to make 7 laps of the track but until the first corner it was forbidden to overtake; the carriages were very light, wooden, weighing up to 35 kg; the reins passed around the waist, today a forbidden practice for security reasons; the drivers were equipped with a small knife, to be used in case of danger to cut the reins and free themselves. The clothing of the Roman driver is well known thanks to the many representations left (mosaics, frescoes, statues): he wore a helmet and a short tunic with long sleeves and the color of the faction of belonging. He then had a bandage tied in a complex way to protect his ribs while his knees and shins were covered with leather corrections.

The horse was also "dressed" for the race: a branch was placed on his head; the tail was squeezed into a knot; the mane was adorned with pearls while on the bib he carried studs and amulets; on the neck a flexible collar and a lattice of the same color as the faction for which it ran.

The good driver had to ride his horses, leaning forward to send them and excite them and then pull back to avoid colliding with the other drivers he was trying to overtake.

You could whip your opponent's horse and run up to 70 km per hour; the drivers were like acrobats when they tightened their curves to buy time; the horses were smaller than the modern ones of at least 15 cm, they were barefoot and came from Sicily, Cappadocia, Spain.

There was a lot of bets and business, love or money, that the occasion of the races provided to the spectators.

Spectators admired the horses and applauded them, especially the left (funalis), because it allowed the curve to be very narrow and determined the victory.

Although the drivers were slaves, the prize usually consisted of a crown of laurel and money. Like gladiators, even very good drivers could buy their freedom, if still alive. Despite a hard and constant training like that of gladiators, most of them died very young, as Fuscus , who was just 24 years old or Scorpus, the most famous driver in Rome, who died at the age of 27 during a race.

The driver's fees were very high, as for today's football players; their fame was equal to that of their horse and an example is provided to us by an inscription on floor mosaic found in the Baths of Numidia, but today it was destroyed, where Pompeiano, owner of the plant, had his love for a steed written: "Vincas, not vincas, te amamus, Polydoxe!" (if you win, if you don't win, we love you, Polydo!).

Outside the Circus Maximus, there was the mall that sold objects linked to races and drivers, such as the skylight with the image of Fuscus, famous driver or the horse Numitor: here the fans of the opposing factions used to raise their voices and beat themselves up while boasting the merits of their crews and drinking in the thermopholia, the bars of that time.

The last race of driving was held in 549 AD.

But was it really the last?

FVSCUS CVRSOR PRASINI VIX(it) ANN(os) XXIV VICIT ROM(ae) LIII AD DEAM DIAM II BOVILLIS I VNA PALMA REV(ocatus) BIS EANDEM VICIT HIC OMNIVM CVRSOR(orum) PRIMVS QVA DIE MISSVS EST VICIT STAT(im) C(aio) CESTIO M(arco) SERVILIO CO(n)S(ulibus) MACHAO CONSER(vus) MEMORIAE CAVSA (CIL VI 33950)

Fuscus auriga

of the green faction lived 24 years

won in Rome 53 times, twice for the goddess Dia

1 time in Bovillae. Recalled twice for a palm tree

won the same. First of all the aurigues

won immediately on the day he was sent.

During the consulate of Gaio Cestio and Marco Servilio

His companion servitude Machao for his memory

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