Restauro casa Moirano



Nel laboratorio di Moirano Di Chiara Moirano.
Photo credits Selleria Moirano.
Notiziario GIA n 1 2021

Nell’estate del 1996 Giacomo Moirano, uno dei due soci fondatori della selleria, si recò in visita di
piacere alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Dopo la sala da ballo, percorso il corridoio centrale e,
attraversate altre due sale, si trovò con molto stupore dinnanzi ad una carrozza. L’ambiente era ampio
ma spoglio, dalle grandi vetrate entravano i raggi del sole, che si riflettevano sui vetri e sul cocchio
dorato, che sembrava un po’ dimenticato. C’era solo una piccola targa e niente di più… rimase senza parole. Il suo primo pensiero fu: “Sarebbe un onore poter un giorno dire di aver restaurato la carrozza di Napoleone.
L’anno dopo, stavamo terminando l’ultima carrozza delle tredici che compongono la collezione del castello di Masino,, ora proprietà del FAI, quando, durante l’ultimo sopralluogo, il Direttore della Soprintendenza delle Belle Arti di Torino, Dott. Bertolotti, ci commissionò per conto dalla proprietà, l’Ordine Mauriziano di Torino, proprio il restauro della carrozza di Napoleone I. Dopo le pratiche burocratiche, nel marzo del 1998 andammo a prenderla per iniziare gli importanti lavori di restauro presso il nostro laboratorio, a cura e responsabilità nostra. Innanzitutto fu eseguita una disinfestazione, sia interna che esterna, per i tarli. Il lavoro più laborioso fu il restauro della parte pittorica. L’obiettivo comune era quello di riportare la carrozza al suo antico splendore. Purtroppo presentava numerose incisioni, scritte, dovute all’incuria. Siccome tutte le parti di color giallo sono ricoperte di foglia d’oro di otto micron, dopo alcune prove, per mezzo di fotografie stratigrafiche, vennero fatte delle integrazioni di foglia oro su tutte le parti dorate.
La traversa anteriore, la parte in cui si attaccano le tirelle dei timonieri, al centro, era tagliata di netto dal tarlo. Le parti lignee della stessa sono tutte scolpite, quindi venne innestato un meccanismo di ferro che, avvitato su se stesso, andava a ricongiungere le due parti. Quando si effettuano restauri di questo genere ogni parte va conservata e nessun pezzo va sostituito. Furono messe in sicurezza tutte le parti lignee del treno anteriore, posteriore e delle quattro ruote. Entrambe le porte furono smontate per ritoccare gli stemmi dipinti come pure le otto vetrate dai relativi telai di legno foderati in velluto. I nastri, che sorreggono le vetrate, i corrimano, le fasce delle portiere vennero svitate, analizzate ed iniziò un lavoro certosino di rammendo con fili di seta. La parte interna della carrozza è di velluto color champagne con passamaneria avorio non lavorata a capitonné, perché nel ‘700 questa lavorazione non era in uso. Sugli schienali, sulle sedute e sul cielo il tessuto si presentava in alcuni punti usurato, sfibrato, e, non potendo assolutamente sostituire il tessuto originale effettuammo un paziente intervento
di integrazione e rammendo. Vennero rammendate anche le due mantovane sotto i sedili.
All’interno della carrozza è presente un tappeto floreale che venne completamente pulito ed integrato.
La serpa, essendo esterna alla carrozza, era la parte in tessuto che presentava maggiori lacerazioni. Seguendo i criteri del restauro di un bene storico, le parti che era possibile restaurare tramite rammendo vennero restaurate, i fiocchetti intorno alla seduta in alto furono rammendati con filo d’oro e d’argento, mentre quelli mancanti non vennero reintegrati. Da entrambi i lati sono raffigurate le armi imperiali di Napoleone Bonaparte I, in filo d’argento, che sono state riprese e restaurate. Le scalette in pelle marocchino sono state riprese.
Come finitura, sia sulle parti d’oro che sulle parti verdi, venne applicato un prodotto conservativo. Il lavoro, con il benestare della Soprintendenza delle belle Arti di Torino, dopo quattro anni, era terminato e la carrozza lasciava il nostro laboratorio per ritornare alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, nella sala in cui era stata vista per la prima volta da Giacomo.
Questa carrozza nel corso delle sua vita ha vissuto molte traversie, noi Moirano ci auguriamo che possa continuare a raccontare la sua imperiale storia per molto tempo.








In the laboratory of Moirano Di Chiara Moirano. Photo credits Selleria Moirano. GIA Newsletter No. 1 2021

In the summer of 1996 Giacomo Moirano, one of the two founding partners of the saddlery, visited the Palazzina di Caccia di Stupinigi. After the ballroom, he walked down the central corridor and, crossing two other rooms, he found himself in front of a carriage. The environment was large but bare, the rays of the sun entered through the large windows, reflecting on the glass and on the chariot golden, which seemed a bit forgotten. There was only a small plaque and nothing more ... he was speechless. His first thought was: “It would be an honor to one day be able to say that we have restored Napoleon's carriage. The following year, we were finishing the last carriage of the thirteen that make up the collection of the castle of Masino, now owned by the FAI, when, during the last inspection, the Director of the Superintendence of Fine Arts of Turin, Dr. Bertolotti, commissioned us on behalf of the property, the Mauritian Order of Turin, to restore the carriage of Napoleon I. After the paperwork, in March 1998 we went to pick it up to begin the important restoration work in our laboratory, by and our responsibility. First of all, both internal and external disinfestation was carried out for woodworms. The most laborious work was the restoration of the pictorial part. The common goal was to restore the carriage to its former glory. Unfortunately it had numerous engravings, written, due to neglect. Since all the yellow parts are covered with eight micron gold leaf, after some tests, by means of stratigraphic photographs, additions of gold leaf were made on all the gilded parts.
The front crossmember, the part where the traces of the helmsmen are attached, in the center, was cut cleanly by the woodworm. The wooden parts of them are all sculpted, so an iron mechanism was grafted which, screwed on itself, went to rejoin the two parts. When restorations of this kind are carried out, every part must be preserved and no piece must be replaced. All the wooden parts of the front, rear and four wheels were secured. Both doors were dismantled to retouch the painted coats of arms as well as the eight stained glass windows from their velvet-lined wooden frames. The ribbons, which support the windows, the handrails, the door bands were unscrewed, analyzed and a painstaking work of darning with silk threads began. The inside of the carriage is in champagne-colored velvet with ivory trimmings not worked in capitonné, because in the 1700 this process was not in use. On the backrests, on the seats and on the ceiling the fabric was worn in some places, frayed, and, being absolutely unable to replace the original fabric, we performed a patient intervention of integration and mending. The two valances under the seats were also mended. Inside the carriage there is a floral carpet that was completely cleaned and integrated. The snake, being external to the carriage, was the fabric part that presented the most lacerations. Following the criteria of the restoration of a historic asset, the parts that could be restored by mending were restored, the bows around the seat at the top were mended with gold and silver thread, while the missing ones were not reinstated. On both sides are depicted the imperial weapons of Napoleon Bonaparte I, in silver thread, which have been taken up and restored. The Moroccan leather ladders have been taken up again. As a finish, a conservative product was applied to both the gold and green parts. The work, with the approval of the Superintendence of Fine Arts of Turin, was finished after four years and the carriage left our workshop to return to the Palazzina di Caccia di Stupinigi, in the room where it was first seen by Giacomo. This carriage in the course of its life has experienced many hardships, we Moiranos hope that it will continue to tell its imperial story for a long time.
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