Il carro del Sole e l’auriga Fetonte simboli alchemici e miti dell’antichità


articolo di Paola Corsaro

Notiziario Gruppo Italiano Attacchi n 3/2020


Carrozze e cavalli non sono solo simbolo di cultura dell’equitazione e di storia recente, né sinonimo di sport degli attacchi o di manifestazioni di tradizione: fin dai primordi della storia della invenzione del carro (II millennio A.C.), il Sole viene raffigurato come una carrozza trainata da cavalli e comunque come un disco solare che ricorda la ruota di un carro.

Il concetto di rappresentazione del carro solare è cronologicamente più recente rispetto alla barca solare egizia ed è presente in quasi tutte le culture antiche; si pensi alla Bibbia ebraica e al racconto di Enoch ed Elia che furono rapiti in cielo, il primo dopo 365 anni, numero corrispondente ai giorni di “rotazione” in un anno solare, il secondo per la sua ascensione celeste con «un carro di fuoco e cavalli di fuoco».

Nella mitologia greca ritroviamo questa raffigurazione nel carro di Apollo e in quello di Elios, facenti parte dei culti collegati al Sole.

Un mito davvero interessante e comprensivo di tutti gli elementi che caratterizzano gli attacchi è il Mito del carro e dell’auriga, piu’ semplicemente conosciuto come il carro alato, raccontato nel Fedro da Platone.

Platone narra di una biga con auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell’anima (logistikòn). La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell’anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymeidès) e si dirige verso il mondo delle idee; quello nero raffigura la parte dell’anima legata alle emozioni (epithymetikòn) e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le redini dall’auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.

La guida della biga deve essere diretta verso l’iperuranio, un luogo metafisico dove risiedono le idee; l’auriga deve essere capace di mantenere la guida verso l’alto, tenendo a bada il cavallo nero e spronando il cavallo bianco.

L’auriga deve guidare la biga affinchè questa precipiti il più tardi possibile, scongiurando così la “reincarnazione”.

Chi è precipitato subito, rinascerà come una persona ignorante o lontana comunque dalla saggezza filosofica mentre chi è rimasto più a lungo a contemplare l’iperuranio rinascerà come persona saggia e filosofica.

Splendida metafora, contenente tutti gli elementi del “team” dell’attacco, che pone in evidenza come i drivers debbano essere valenti in questa vita se vogliono continuare ad esserlo anche nella futura....dopo la reincarnazione.

Con riferimento a tale mito, Gurdjieff, un filosofo esoterico del secolo scorso, paragona l’essere umano ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero. Un veicolo definito “carrozza” che rappresenta il corpo fisico, trainato da cavalli che sono le emozioni, guidato dal cocchiere che è la mente, mentre il passeggero è l’anima (o coscienza).

Quando il cocchiere (la mente) è confuso e non sa dove andare, la carrozza (il corpo) viene guidata dai cavalli (le emozioni) che automaticamente la trainano senza una direzione precisa, mentre il passeggero (l’anima coscienza) dorme.

E se la coscienza dorme, quanta consapevolezza possiamo avere di quello che facciamo, diciamo e decidiamo? Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi?

Per sapere dove andare il cocchiere ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero (anima), così da prendere in mano le redini e guidare i cavalli nella direzione desiderata.

Il mito piu’ conosciuto e maggiormente rappresentativo del team “carrozza, cavalli e driver” è quello di Fetonte.

Fetonte è una figura della mitologia greca. Era figlio di Apollo e della ninfa Climene. Secondo il mito, Fetonte, per vedere se Apollo fosse veramente suo padre, lo pregò di lasciargli guidare il carro del Sole: ma, a causa della sua inesperienza, perse il controllo del carro, i cavalli si imbizzarrirono e corsero all'impazzata per la volta celeste: prima salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea, quindi scesero troppo vicino alla terra, devastando la Libia che divenne un deserto. Zeus intervenne per salvare la terra e, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che cadde alle foci del fiume Eridano, l'odierno Po.

Chi non ha incontrato un “Fetonte”, specie nei concorsi sportivi di attacchi? Chi non lo ha incontrato nella vita o non lo è stato?

Chi trascorre l’esistenza cieco della luce della vita stessa, senza guardare l’immenso valore che ci circonda e che esprimiamo, come uno spettatore annoiato nella meraviglia dell’universo, ecco questo è un Fetonte.

Non siamo forse tutti noi “Fetonte”, cui la Vita ha dato in dono la possibilità di condurre il Carro del Sole? Non dobbiamo imparare a “guidare” il carro del Sole con pazienza e umiltà?

Nel mito, solo Apollo, che è un Dio, può guidare il carro.

Colui che vuole rendersi degno di condurre il Carro del Sole, deve apprendere l’arte: condurre il carro significa conoscere la divinità interiore, la Luce del cuore; deve ridimensionare l’Ego, che necessariamente fallisce nel folle progetto di diventare auriga della Causa e del Fine di tutte le cose.

A coloro tra i drivers che avessero voglia di diventare “aurighi” non solo alchemici ma anche per l’attacco di tradizione, ricordiamo che il mito di Fetonte rivive nella carrozza Spider Phaeton.

Questa carrozza, dedicata ai giovani alla moda della fine del 19esimo secolo, è leggera ed elegante, proprio come il carro di Fetonte.

Esistono diversi tipi di Phaeton: il mail phaeton, versione piu’ pesante del modello, che trasportava bagagli e passeggeri e pertanto era dotato di sospensioni a molla “telegraph” simili alle vetture postali; il Demi-mail Phaeton, il Park Phaeton, lo Stanope Phaeton, il Doppio Phaeton, lo Spider Phaeton e il Bugatti Phaeton. Tutte le vetture sono varianti del modello base che vede un mantice anteriore e una panchetta posteriore riservata al groom. I Phaeton erano adatti alle pariglie ma talvolta vedevano anche un cavallo singolo o un tiro a quattro all’attacco.

Tra tutte le varianti vale ricordare che lo Spider Phaeton, di origine statunitense, generalmente privo di mantice e senza la tipica cassa nera dei Phaeton, con alto sedile di guida e panchetta posteriore per il groom su ferri ricurvi, era una vettura alta e leggera, adatta a gentiluomini e ad occasioni mondane. La Regina Elisabetta, difatti, ogni giugno, durante le celebrazioni ufficiali per il suo compleanno, viaggia verso e dal Trooping the Colour nella Horse Guards Parade in un eburneo phaeton, realizzato nel 1842 per la sua antenata, la Regina Vittoria.

Destinata a brevi spostamenti e altrimenti detta “ragno”, era l’ideale per uno o piu’ cavalli leggeri e spiritosi come il loro driver che, alla guida “sportiva” e veloce, poteva unire anche altre virtù già rappresentate in un passato davvero remoto (vedi Fetonte), tanto che i padri, nel meridione d’Italia, usavano dire ai figli: “non fare il Fetonte…”.

The Chariot of the Sun and the Phedant Auriga

alchemical symbols and myths of antiquity

by Paola Corsaro

News n 3/2020 by Gruppo Italiano Attacchi

Carriages and horses are not only a symbol of the culture of horse riding and recent history, neither synonymous of the sport of driving nor of tradition: since the beginning of the history of the invention of the chariot (2th millennium BC), the Sun is painted as a horse-drawn carriage and in any case as a solar disc reminiscent of the wheel of a wagon.

The concept of representation of the solar chariot is chronologically more recent than the Egyptian solar boat and it is present in almost all ancient cultures; think of the Hebrew Bible and the story of Enoch and Elijah who were kidnapped in heaven, the first in 365 years, a number corresponding to the days of "rotation" in a calendar year, the second for his celestial ascension in "a chariot of fire and horses of fire".

In Greek mythology we find this depiction in the chariot of Apollo and that of Elios, part of the cults connected to the Sun.

A very interesting myth and understanding of all the elements that characterize driving is the myth of the chariot and the auriga, more simply known as the winged wagon, told in the Fedro by Plato.

Plato tells of a biga with auriga, personification of the rational or intellectual part of the soul (logistikòn). The biga is pulled by a pair of horses, one white and one black: the white one depicts the part of the soul endowed with feelings of a spiritual character (thymeidès) and heads towards the world of ideas; the black one depicts the part of the soul linked to emotions (epithymetikòn) and heads towards the sensitive world. The two horses are held for the reins by the auriga which, as mentioned, represents the reason: this does not move autonomously but only has the task of driving.

The guidance of the biga must be directed towards hyperuranium, a metaphysical place where ideas reside; the auriga must be able to keep the ride upwards, keeping the black horse at bay and pushing the white horse.

The auriga must lead the biga so that it falls as late as possible, thus preventing the "reincarnation".

Who has fallen immediately, will be reborn as an ignorant person or far from philosophical wisdom, while those who have stayed longer to contemplate hyperuranium will be reborn as a wise and philosophical person.

Beautiful metaphor, containing all the elements of the "team" of driving, which highlights how the drivers must be valuable in this life if they want to continue to be so in the future.... after reincarnation.

With reference to this myth, Gurdjieff, an esoteric philosopher of the last century, compares the human being to a vehicle intended to transport a passenger. A vehicle called "carriage" representing the physical body, pulled by horses that are emotions, driven by the coachman who is the mind, while the passenger is the soul (or consciousness).

When the coachman (the mind) is confused and does not know where to go, the carriage (the body) is driven by horses (the emotions) who automatically tow it without a precise direction, while the passenger (the soul consciousness) sleeps.

And if consciousness sleeps, how much awareness can we have of what we do, say and decide? How can the coachman give the appropriate instructions to the horses if he does not know where to go?

To know where to go the coachman needs to listen to the voice of the passenger (soul), so as to take over the reins and guide the horses in the desired direction.

The most well-known and most representative myth of the "carriage, horses and drivers" team is that of Fetonte.

Fetonte is a figure of Greek mythology. He was the son of Apollo and of the nymph Climene.

According to the myth, Fetonte,in order to see if Apollo was really his father, begged him to let him ride the sun chariot: but, because of his inexperience, he lost control of the chariot, the horses became embivalous and ran madly for the celestial vault: first they climbed too high, burning a stretch of the sky that became the Milky Way, then they went down too close to the earth , ravaging Libya that became a desert. Zeus intervened to save the earth and, angry, fired lightning at Fetonte, who fell at the mouth of the river Eridano, today's Po.

Who hasn't met a "Fetonte," especially in sports contests of driving? Who hasn't met him in life or hasn't?

Who spends the blind existence of the light of life itself, without looking at the immense value that surrounds us and that we express, as a bored spectator in the wonder of the universe, here is a Phetont.

Are we not all "Fetonte", whom Life has given as a gift the opportunity to lead the Chariot of the Sun? Shouldn't we learn to "drive" the chariot of the Sun with patience and humility?

In myth, only Apollo, who is a God, can drive the chariot.

The one who wants to make himself worthy of leading the Sun Chariot must learn art: leading the chariot means knowing the inner divinity, the Light of the heart; must downsize the Ego, which necessarily fails in the crazy project of becoming an ear of cause and the end of all things.

To those of the drivers who wanted to become "aurigues" not only alchemical but also for traditional driving, we remember that the myth of Fetonte relives in the Spider Phaeton carriage.

This carriage, dedicated to fashionable young people of the late 19th century, is light and elegant, just like the Fetonte wagon.

There are several types of Phaeton: the phaeton mail, the heavier version of the model, which carried luggage and passengers and therefore was equipped with "telegraph" spring suspension as postal carriages; Demi-mail Phaeton, Park Phaeton, Stanope Phaeton, Double Phaeton, Spider Phaeton and Bugatti Phaeton. All carriages are variants of the base model that sees a front mantis and a rear bench reserved for the groom. Phaetons were equals but sometimes also saw a single horse or a four in hands.

Of all the variants, it is worth remembering that the Spider Phaeton, of American origin, generally devoid of mantis and without the typical black case of the Phaetons, with high driving seat and rear bench for grooming on curved irons, was a tall and light car, suitable for gentlemen and mundane occasions. Queen Elizabeth, in fact, every June, during the official celebrations for her birthday, travels to and from the Trooping the Colour in horse Guards Parade in an eburneo phaeton, made in 1842 for her ancestor, Queen Victoria.

Intended for short movements and otherwise called "spider", it was ideal for one or more light and witty horses like their driver who, driving "sporty" and fast, could also combine other virtues already represented in a truly remote past (see Fetonte), so much so that the fathers, in the south of Italy, used to say to their children: "Do not do the Fetonte...".


3 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti